Quando Shanghai salvò gli ebrei

Su «Cina in Italia» la recensione al libro "Ebrei a Shanghai"

Descrizione dell'evento

Eric Goldstaub, un giovane ebreo di 17 anni, tentò di tutto pur di salvare la sua famiglia e quella dei suoi amici dalla deportazione a Dachau e per giorni si trascinò da un capo all’altro della città recandosi invano a cinquanta sedi diplomatiche, finché il 20 luglio 1938, nel buio della disperazione, bussò alla porta del console cinese a Vienna. Mai si sarebbe aspettato di ricevere una ventina di visti per tutto il suo gruppo. Destinazione: Shanghai.
Nel 1939, il transatlantico tedesco Saint Louis, con a bordo 944 ebrei che avevano ottenuto a fatica il visto americano, si vide rifiutare l’ingresso nel porto di New York perché le “quote” erano esaurite per i successivi due anni. La Saint Louis chiese aiuto ai porti di una dozzina di Paesi europei e centroamericani che si rifiutarono di accoglierla e ottenne finalmente soccorso dopo sei mesi di vagabondaggio. Per quegli ebrei che vivevano sotto la minaccia della deportazione e delle camere a gas serviva un campo profughi di grandi dimensioni. Shanghai aprì loro la porta d’ingresso
A fronte di tantissimi episodi come questi ci si è sempre chiesto: perché Shanghai accolse così tanti ebrei europei in fuga dai campi di sterminio nazisti? Alla domanda risponde il libro Ebrei a Shanghai. Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich, a cura di Elisa Giuniperi, (O barra O, 96 pagine, 14 euro), edito con il contributo dell’Istituto Confucio dell’Università del Sacro Cuore di Milano. L’opera è una mini-antologia di contributi accademici e testimonianze di autori diversi, ognuno dei quali descrive e approfondisce un aspetto del processo che portò più di 20.000 ebrei tedeschi e austriaci a trovare rifugio a Shanghai. Ne emerge che ci fu una concomitanza di ragioni che prodigiosamente militarono a favore dell’accoglienza da parte della metropoli asiatica, destinazione remota ed improbabile, eppure ultima spiaggia di quella solidarietà umana che era stata negata e derisa nelle capitali del mondo “civilizzato”. Elisa Giunipero traccia l’evoluzione di Shanghai dal fulgore degli anni Venti ad una città in piena decadenza agli inizi degli anni Quaranta e descrive le circostanze che spinsero la fastosa, corrotta ed elegante metropoli asiatica, nota come la Parigi d’Oriente, ad aprire le braccia ai profughi ebrei, in un contesto sociale complicato dalla presenza di giapponesi, europei e cinesi e delle Amministrazioni di quattro potentati. La stessa racconta la testimonianza del console cinese a Vienna, Ho Feng Shan, che si comportò diversamente dai consolati dei Paesi coinvolti nella guerra, che si rifiutarono di rilasciare visti agli ebrei che cercavano una via di fuga dalle persecuzioni naziste. Ho Feng Shan, ma anche il console giapponese Chiune Sugihara e il suo vice Mitsugi Shibata, tutti insigniti del titolo di Giusto tra le Nazioni, osarono contraddire agli ordini dei propri superiori e rilasciarono migliaia di visti consentendo ad altrettanti ebrei di salvarsi, mossi semplicemente da un sentimento di giustizia e solidarietà umana.
Li Tiangang e Agostino Giovagnoli esaminano un insieme di aspetti complementari che spiegano l’interrogativo posto e dibattuto: perché Shanghai? Certo il comportamento dei Giusti tra le Nazioni ebbe un valore concreto ed emblematico. Ma non solo. L’ostacolo principale fu rappresentato, oltre che dal comportamento della popolazione cinese, anche e sopratutto dalla resistenza degli alleati giapponesi, nelle cui mani era l’amministrazione della città, i quali non condivisero né la deportazione degli ebrei né tantomeno la soluzione finale nella logica demenziale di Hitler.
Il libro è pregevole per il suo interesse storico e documentale, necessario per comprendere le condizioni politiche, sociali e sopratutto umane di una delle più terrificanti pagine della storia europea.


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Volumi correlati
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Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich
2018, pp. 96, 12,5x20,5 cm
ISBN: 9788869680502
€ 14,00