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Alla scoperta della Cina 2.0 Intervista a Ivan Franceschini Aprile 2012
Ivan Franceschini, giornalista e studioso della Cina contemporanea, dal 2006 vive e lavora a Pechino, dove conduce ricerche sul mondo del lavoro. Curatore su L'Unità del blog Appunti cinesi e del sito Cineresie.info, con il libro Cina.net (O barra O, 2012, euro 13) indaga su aspetti sociali, economici e culturali del Paese di mezzo poco conosciuti, in particolare su ciò che si muove nell'ambito del web.
Ci spieghi anzitutto chi sono i netizen cinesi e perché sono importanti per la crescita di una democrazia dal basso in Cina. Stando agli ultimi dati disponibili, alla fine del 2011 in Cina gli utenti di internet erano oltre 513 milioni, per lo più giovani al di sotto dei trent'anni. Il fatto che grazie alla rete in Cina si siano aperti nuovi spazi di partecipazione dal basso è innegabile, così come non si può negare che in più di un'occasione i cittadini cinesi siano riusciti a mettere pressione sulle autorità locali e centrali attraverso il web. Non bisogna però dimenticare che internet è un'arma a doppio taglio, che può essere utilizzata dalle élite per manipolare il discorso pubblico e intimidire, cosa che le autorità cinesi hanno scoperto ben presto.
Lei scrive che il 2007 rappresenta un anno cruciale nel rapporto tra la società civile e la rete. Perché? Il 2007 è stato l'anno in cui il discorso sulla "forza di iQternet. ha raggiunto l'apice in Cina, In quell'anno i media cinesi hann'o riportato una serie di casi di cronaca aventi come protagonista una nuova entità collettiva, il cosiddetto "popola della rete .. ; la lotta dei cittadini di Xiamen contro un impianto chimico nella periferia cittadina, la mobilitazione contro una truffa messa in piedi dalle autorità ambientali dello Shaanxi, la campagna per salvare i ragazzi rapiti e rivenduti come schiavi in fornaci di mattoni nelle campagne. Prima di allora le mobilitazioni sul web erano state awiate soprattutto da singoli cittadini o attori ben individuabili.
Il più ampio accesso a internet sta facendo aumentare di pari passo il, livello di consapevolezza da parte dei cinesi rispetto ai loro diritti, per esempio in ambito lavorativo? È vero che internet ha giocato un ruolo importante in diversi casi di mobilitazione popolare in Cina, tra cui alcuni scioperi operai, ma al momento questo tipo di proteste rimane uno strumento elitario cui ricorre soprattutto la classe media. Per tutta una serie di ragioni, la consapevolezza del web come mezzo di resistenza non è ancora così diffusa tra i lavoratori cinesi, che preferiscono servirsi della rete come strumento ludico. Detto questo, sono a conoscenza di non pochi blog e microblog aperti da lavoratori, così come di diversi magazine on line pensati apposta per questo tipo di pubblico e di alcuni episodi di attivismo in rete da parte di giovani migranti, quindi qualche ragione d'ottimismo c'è. |