| DIARIO DA KABUL, UNO SGUARDO OLTRE LA GUERRA |
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Floriana Lenti, View Point, settembre 2010 I riflettori sull’Afghanistan si accendono quando si verificano fatti di cronaca eclatanti. Quale rapporto, però, ci lega a questa terra? Cosa sappiamo veramente della vita, della cultura e delle tradizioni dei pashtun o degli apakan? “Diario da Kabul, Appunti da una città sulla linea del fronte” (Obarra edizioni) dà luce a fatti e riflessioni di un mondo che spesso reputiamo ostile e distante, un Paese da trent’anni in guerra, che ospita migliaia di soldati italiani. L’autore, Emanuele Giordana, a settembre sarà a Perugia per presentare questo suo ultimo capolavoro letterario. Giornalista e fondatore di Lettera22, conduttore di Radiotremondo su Radio3Rai, direttore dell’agenzia ondine Ntnn racconta con disarmante ironia diluita a ferrea serietà gli eventi vissuti, conducendo il lettore sulle strade polverose di un luogo che ha tenui colori, forti profumi, enormi drammi e ospita un vero e proprio miscuglio di popoli.
Attraverso gli occhi del reporter in prima linea non si scoprono le ragioni della guerra, che come lo stesso autore ha spiegato “Sono confuse, nessuno ormai sa perché è cominciata, dove vada a finire, e che valori voglia difendere”, ma si apprezza lo sforzo di una lucida analisi divisa in due parti: “Noi e l’Afghanistan”, “L’Afghanistan e noi”. L’autore sin dal suo primo viaggio a Kabul nel 1974 ha seguito le vicende ed analizzato le vicissitudini politiche, i fatti accaduti, l’orientamento dei diplomatici, delle organizzazioni di cooperazione allo sviluppo, dell’ossessione per la sicurezza, del grande business della guerra e della sua logistica surreale. “Diario da Kabul” assembla articoli e reportage in parte presenti nel blog http://emgiordana.blogspot.com/ e svela “Un grande vuoto politico, dovuto a un’assenza di dibattito, che manca in Italia, come negli Stati Uniti” e che porta a “Conflitti che non hanno limiti temporali, dove non ci sono vincitori né vinti e l’unica vittima è la popolazione civile che continua a morire”. Inoltre, nel testo non mancano considerazioni su alcune spinose questioni che vanno dalle nomine diplomatiche al “caso Emergency”. E’ coinvolgente il racconto di un’operazione d’ernia che per scelta dell’autore ha fatto in una struttura pubblica afgana, dove i medici senza tac e accertamenti analitici, a cui noi siamo abituati, toccano, sentono e guardano la lingua. Il lettore, poi, scoprirà la vita dei locali notturni, dove le coscienze si ritrovano in anfratti fumosi in cui è possibile vedere donne e bere alcool. Le pagine di “Diario da Kabul” scorrono veloci, lasciando nel lettore anche un grande senso di umanità e gratitudine verso parole colme di sincerità.
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