| ciuf ciuf Hwang Hwang, di Armando Adolgiso |
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Da Nybermedia.it, se. Cosmotaxi Oltre “Il treno di Cage” – happening organizzato da Tito Gotti nel ’78 a Bologna – esiste un altro treno cageano, immaginario, con alla guida il grande John, ideato dall’artista e studiosa coreana Inkyung Hwang. Attraversa il territorio delle arti contemporanee, è un treno di carta (perché è un libro) che, puntualissimo, si ferma in tutte le stazioni dell’espressività intercodice partendo dall’antinaturalistica città chiamata Kandinsky per raggiungere la dodecafonica Schönberg, toccare la concettuale Duchamp, correre a fianco del fiume Fluxus per raggiungere Nam June Paik dove nasce la videoart; senza trascurare tante altre località dai nomi noti e meno noti. Esplorando le sinergie tra arti visive e musica, l’autrice disegna con sguardo minimalista, in linea con i principi di Fluxus, attraverso gli incontri e le amicizie tra i vari autori citati, il ritratto critico di un’epoca e dei suoi protagonisti. Nell'era postmoderna (termine d'uso comune dal '79 grazie a Lyotard) e specialmente dopo il crollo del muro di Berlino ('89) quindi dopo la fine delle ideologie, penso che anche l'arte abbia perso la necessità di essere d'avanguardia. Infatti, negli ultimi 20 anni non è più nata nessuna corrente artistica ed è difficile che nasca un movimento nell'epoca postmoderna che legittimi in pieno le differenze. Da una parte ritengo che sia un bene, e dall'altra è un peccato perchè, mancando un epicentro, non ci sono più delle grandi esplosioni di energie, come una volta. Nell'arte dei nostri giorni, magari la rete stessa potrebbe essere considerata un'arte e "concettualmente" una continuazione dello spirito Fluxus. I materiali digitali scambiati continuamente come un flusso senza racchiudere in una forma ben definita creano un flusso di vita e di informazioni, è questo una qualcosa di immateriale "in fieri", libero e fluttuante, esattamente come Fluxus. Inkyung Hwang |




