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Maria Tatsos, Elle, Gennaio 2011 Giornalista e scrittrice agli inizi del XX secolo, Ma Ma Lay è la voce scomoda di una Birmania dove le donne hanno visi soavi e volontà di ferro. Nei suoi romanzi, amatissimi, svela il volto crudele del colonialismo. Non è un caso che Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace 1991 e leader dell’opposizione al regime militare da poco liberata, sia una figlia della Birmania. In un’Asia dove la cultura confuciana ha sempre confinato le donne ai margini della vita pubblica, il Myanmar – così si chiama la Birmania dal 1989 – rappresenta una luminosa eccezione. Una terra di donne che, dietro una soave bellezza e una serenità buddista, spesso nascondono una volontà di ferro. A causa della marginalità e dell’isolamento del Paese, non è facile conoscerle. Journal-Gyaw Ma Ma Lay, come Suu Kyi, è stata un’intellettuale impegnata. A 28 anni dalla sua morte, in Myanmar i suoi libri sono ancora bestseller, in particolare La sposa birmana (edita da O barra O) che è la prima e unica opera di un autore birmano mai pubblicata in italiano.
Ma Ma Lay è una figura lontana da noi nel tempo e nello spazio, ma di estrema modernità. Perché distrugge gli stereotipi occidentali sulla passività delle donne asiatiche. E poi, perché incarna quella che è un’aspirazione femminile universale: l’armonia fra una vita professionale impegnata e il ruolo di moglie e di madre. Anche oggi, se chiedete a un birmano qual è il suo romanzo preferito, è probabile che vi citi un’opera di Ma Ma Lay. “Scrisse con empatia per i sentimenti dei suoi personaggi”, ha dichiarato il poeta Dagon Tayar, suo amico intimo. “E scrivendo le sue storie con il cuore, è riuscita a toccare il cuore dei suoi lettori”. Al punto da vincere, nel 1955, il più importante premio nazionale di letteratura birmana, il Sarpay Beikman, proprio con La sposa birmana, che divenne il primo romanzo birmano mai tradotto in inglese. La zona del delta del fiume Irrawaddy è fra le più popolose della Birmania. Quando vi nacque Ma Ma Lay a Karmaklu, nel 1917, la regione era sotto il dominio coloniale britannico dal 1885. L’apertura del Canale di Suez (1869) aveva fatto impennare la domanda di riso e molti agricoltori birmani erano stati costretti a ricorrere a prestiti con tassi d’interesse da strozzinaggio praticati dai chettiar, commercianti indiani giunti al seguito dei colonizzatori. La piccola Ma Ma Lay cresce in un clima di generale malcontento. Quando ha solo tre anni, nel 1920, gli studenti universitari birmani proclamano il loro primo sciopero contro la riforma voluta dai dominatori britannici. Questo scenario spinge la giovanissima Ma Ma Lay verso il giornalismo: a 19 anni pubblica il suo primo articolo sul Myanma Alin, storica testata nota all’epoca per le sue posizioni anticoloniali, oggi quotidiano ufficiale del regime militare. La sua attività giornalistica la avvicina al caporedattore, U Chit Maung. È l’inizio di un sodalizio professionale e amoroso, che porterà la coppia a creare insieme un nuovo giornale, The Journal Gyaw, nel 1939, e a mettere al mondo tre figli. Sarà su questa testata che Ma Ma Lay inizierà a pubblicare, oltre agli articoli, anche brevi racconti, anteponendo al proprio il nom de plume con il quale diventerà famosa. Se la carriera giornalistica di Ma Ma Lay è stata forse facilitata dal matrimonio con un collega affermato, resta il fatto che la Birmania di quegli anni era più aperta rispetto all’occidente nei confronti delle donne che volevano impegnarsi nella vita pubblica: la prima parlamentare birmana fu eletta nel 1929, mentre in Italia bisogna aspettare il secondo dopoguerra per vedere una donna in Parlamento.
PRIMA I DEBITI E POI LA PRIGIONE Ma dura poco la felicità della coppia di giornalisti-editori. Nel 1946, U Chit Maung muore a 34 anni e la scrittrice si ritrova a gestire da sola tre figli e un giornale. Non si perde d’animo: in ossequio alle ultime volontà del marito, con i loro risparmi fonda un altro giornale, Pyithu Hittaing. L'impresa nasce sotto una cattiva stella. Probabilmente per le simpatie di sinistra mostrate dalla giornalista, un gruppo di studenti distrugge le rotative. Per poter continuare a pubblicare le due testate, Ma Ma Lay s’indebita fino al collo, investendo caparbiamente tutti i proventi della biografia del marito scritta da lei e pubblicata nel 1947 con uno strepitoso successo commerciale. Malgrado i suoi sforzi, i debiti la costringono a chiudere. Continuerà a scrivere, senza mai venire meno al suo impegno a difesa delle donne e contro il colonialismo. In parallelo, per la sua attività di scrittrice, ottiene nel 1948 l’importante incarico di presidente dell’Associazione degli scrittori, che la porterà a viaggiare negli anni successivi in Cina, Russia, Giappone e India per tenere conferenze, in un’epoca in cui poche donne asiatiche avevano simili opportunità. Instancabile e sempre piena d'interessi, Ma Ma Lay si avvicina anche alla medicina tradizionale, alla quale si dedicherà per 15 anni. A 42 anni si risposa con U Aung Zaya, che le resterà vicino fino alla sua scomparsa, nel 1982. La Birmania giungerà all’indipendenza nel 1948, ma non alla democrazia. Saranno anni all’insegna dell’instabilità politica e di governi militari. Da vera democratica, Ma Ma Lay si opporrà ai potenti di turno. La sua fama non la salverà dal carcere: condannata, sconterà quattro anni. La sua morte prematura è dovuta ai postumi dei maltrattamenti subiti. L’ondata di cordoglio suscitata in tutto il Paese costrinse il governo a tributarle solenni funerali di Stato. Il suo romanzo più celebre è una feroce critica al colonialismo, che spoglia le persone della loro identità culturale e impone stili di vita stranieri. La protagonista, la dolce Wai Wai, soccombe al marito birmano ossessivamente anglofilo. Prima gli inglesi, poi i giapponesi, infine il regime militare: il popolo birmano, come Wai Wai, non ha mai smesso di soffrire. E di rispecchiarsi, con il proprio dolore, nelle disavventure raccontate dalla voce coraggiosa di Ma Ma Lay.
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