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04 | 02 | 2012
Recensioni Sull'esitare
copertina

Di seguito potete trovare alcune recensioni su questo nostro libro.

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Così amletici (e così potenti), di Marco Belpoliti Stampa E-mail

I vocabolari attribuiscono al verbo "esitare" il significato di "essere incerto, perplesso, dubbioso, mentre l'etimo della parola viene dal latino, dal verbo che indica "restare attaccato". L'esitazione è dunque una soglia su cui ci si trattiene. Un filosofo tedesco, Joseph Vogl, in un libro molto acuto, Sull'esitare, sostiene che si tratta di un vero e proprio spazio del pensiero; di più: l'esitare è l'ombra che accompagna ogni decisione. A sua volta "decidere" contiene il gesto drastico del "tagliare via". L'uomo della decisione è Alessandro. Di fronte al nodo di Gordio, viluppo indistricabile, il cui scioglimento, avevano preconizzato gli indovini, decretava la conquista del mondo allora conosciuto, il re e condottiero prende la spada e lo recide di netto.

Oggi noi viviamo in un'epoca in cui la decisione sembra dominare sovrana: l'uomo che decide pare possedere maggiori possibilità di farcela. E tuttavia l'ombra della decisione s'allarga sempre più : l'esitazione è anche uno dei dati caratteristici della nostra età, immersa sempre più in un'atmosfera amletica: essere o non essere? Non è così un caso che decisione ed esitazione si bilancino in una sorta di condizione schizofrenica, di incertezza dell'Io.

Vogl, uno dei più interessanti filosofi tedeschi della generazione di mezzo, ci induce a riconsiderare nel suo saggio l'intera questione. Ci presenta l'irrisolutezza, l'inerzia, la mancanza di volontà, o la mera indolenza, come un'affezione, uno stato d'animo; meglio, uno stato di equilibrio in cui si liberano, e al medesimo tempo si arginano, affetti opposti. Se tradizionalmente nel pensiero occidentale l'esitazione è stata sempre confinata nella indeterminatezza, oppure degradata a lunatica frustrazione del fare stesso, bisogna invece riconoscere in essa un gesto attivo del chiedere in cui l'opera, l'azione, la decisione sono colti non già come compimento, bensì come nascere e divenire.

Qualche decennio fa un altro filosofo tedesco, Hans Blumemberg, uno dei maggiori pensatori contemporanei, aveva proposto qualcosa di analogo, definendo questo stato, in cui la decisione non è ancora presa e il pensiro sosta su se stesso, "pensosità", mettendo così in luce la funzione fondamentale della domanda, dell'interrogazione. Vogl spinge più in là la questione. Rifacendosi al teatro greco, e soffermandosi su Coefore, la tragedia di Eschilo, fa notare come la stessa scena drammatica di questa forma di rappresentazione si costituisce come un intervallo estorto agli dei, un'"azione sospesa a scopo dimostrativo".

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Ultimo aggiornamento:
Venerdì 03 Febbraio 2012, ore 15:33