| Di seguito potete trovare alcune recensioni su questo nostro libro. Vi invitiamo a segnalarci altre recensioni o articoli. Cerchiamo di riportare sempre i crediti ma autori ed editori, qualora lo ritengano opportuno, possono contattarci per richiedere la rimozione di un testo. |
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Mantova Garda (La voce di Mantova), settembre 2008 Nel suo ultimo libro La carta non può avvolgere la brace, lo scrittore e regista cambogiano Rithy Panh racconta la storia di giovani prostitute che scandiscono il drammatico scorrere della loro esistenza incontrandosi e confrontandosi nel Building Bianco, un edificio che sembra "un enorme vascello sbattuto dal vento nel centro di Phnom Penh". Intervistato dalla Voce di Mantova all'utlimo Festivaletteratura, dove ha presentato anche il film tratto dal libro |
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Leggi tutto... [Panh e il dramma della Cambogia" di Marialuisa Pasotti]
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Da http://www.ilreporter.com, 26.5.2008
“Questo libro è la storia di una resistenza. Presenta un anno e mezzo di vita di un gruppo di prostitute «salariate», che sono alloggiate dalla loro tenutaria nel Building bianco, un decadente edificio nel cuore della capitale, Phnom Penh” (p.9).
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Leggi tutto... [Recensione di Anna Gallo]
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East, febbraio 2009
“Sono diventato regista per non soccombere al dolore. Solo quando mi hanno chiamato al festival di Cannes e agli Oscar, ho capito che ero davvero sopravvissuto all’adolescenza trascorsa in un campo di lavoro dei Khmer Rossi. Ero diventato capace di creare qualcosa, malgrado l'esperienza sconvolgente del genocidio.” A questa amara confessione, Rithy Panh, il regista cambogiano più famoso al mondo, reticente alle interviste, arriva dopo molte domande, sottintesi, frasi lasciate a metà. Seduto in un chiostro dell'ultimo Festivaletteratura di Mantova, tiene a lungo le braccia conserte e parla quasi sottovoce, ma lo sguardo fisso svela, prima di quanto faranno poi le parole, tutta la forza del popolo khmer e l'orrore della tragedia che da trent'anni lo sconvolge. |
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Leggi tutto... [panh: faccio il regista per dirmi che sono vivo" di Francesca Lancini]
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Left, 12.09.08 “Questo libro è la storia di una resistenza. Racconta un anno e mezzo di vita di un gruppo di giovani prostitute ‘salariate’, alloggiate dalla loro tenutaria nel Building bianco, un decadente edificio nel cuore della capitale Phnom Penh” annota Rithy Panh nella prefazione del suo toccante La carta non può avvolgere la brace (O barra O edizioni). Regista e scrittore, fra le voci più interessanti della Cambogia di oggi, da quando appena adolescente riuscì a scappare da un campo di lavoro dove l’avevano confinato i khmer rossi che avevano sterminato la sua famiglia, è impegnato a raccontare le ferite ancora aperte di un Paese dalla cultura millenaria, bellissimo e - sotto una quiete apparente - ancora non riconciliato. |
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Leggi tutto... [La Cambogia ritrova la sua memoria" di Simona Maggiorelli]
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