| Di seguito potete trovare alcune recensioni su questo nostro libro. Vi invitiamo a segnalarci altre recensioni o articoli. Cerchiamo di riportare sempre i crediti ma autori ed editori, qualora lo ritengano opportuno, possono contattarci per richiedere la rimozione di un testo. |
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Blog Rai News 24, 17.4.2010 ... I carnet del viaggio in Cina ricordano vagamente un suo libro precedente, ma dedicato al Giappone, L’impero dei segni. In questo taccuino di appunti Barthes cerca di decostruire, vincendo l’indifferenza e la noia che qua e là si nota nel testo, la retorica del comunismo maoista anni Settanta. Il viaggio di circa un mese, nel 1974, nasce da un un invito delle autorità cinesi. Barthes va in Cina insieme a tre intellettuali del gruppo Tel Quel, a quel tempo in pieno fervore maoista – tra loro Julia Kristeva - e al filosofo Francois Wahl. Inutile dire che il rituale comprende un programma di visite ufficiali in fabbriche di trattori, scuole, ospedali, stamperie, coltivazioni agricole, quartieri cittadini, il tutto corredato da informazioni sulla riuscita della Cina maoista; così l’Occidente di quegli anni amava vedere il Regno del Mezzo. Barthes sminuzza in micro dettagli l’esotismo del realismo socialista. Gli stereotipi si infrangono sotto il suo sguardo implacabile. Ma tutto questo non si trasforma nella pregnanza del libro dedicato al Giappone. Le cose esistono e magari accadono imprevedibili, ma significano poco altro rispetto a quello che sono. (Cristina Bolzani) |
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Giornale di Brescia, 17.4.2010 Per il «Grande Timoniere» era giunto il tempo del tramonto. La «Rivoluzione Culturale» era finita con il misterioso incidente aereo del 1971 in cui perse la vita Lin Biao, suo principale artefice. Al comando era tornata la «Vecchia guardia» e in auge l'eterno rivale Deng Xiaoping. La Cina e il Partito erano salvi, non lo «spirito rivoluzionario», mantenuto in vita dalla «Banda dei quattro» capeggiata da sua moglie Jiang Qing. Per controbilanciare il potere della Vecchia guardia, a lei, negli ultimi anni, Mao aveva affidato la gestione delle campagne di persuasione di massa, vere e proprie operazioni di ipnosi collettiva, come quella scatenata nei primi sei mesi del 1974 e chiamata «Pilin Pikong» (ossia «Critica a Lin Biao e Confucio»). Ed è proprio nel pieno di quella campagna che il gruppo di intellettuali francesi della rivista «Tel Quel» viene invitato a visitare il Paese. Tra loro c'è Roland Barthes (1915-1980), semiologo, critico letterario, saggista, uno dei grandi nomi dello strutturalismo, che registra, su tre quaderni, appunti e impressioni di quell'esperienza. Ora «ObarraO» pubblica «I carnet del viaggio in Cina» riproponendo al lettore italiano le impressioni che il grande semiologo raccolse durante il soggiorno. |
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Leggi tutto... [Quando la Cina «sembrava» vicina, di Luigi Gorini]
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